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In un momento storico in cui il verde urbano dovrebbe rappresentare un’infrastruttura ambientale essenziale, ogni intervento sul patrimonio arboreo richiede conoscenze tecniche, coerenza progettuale e visione a lungo termine. 

Ecco perché lascia interdetti il recente intervento di piantumazione realizzato nel parcheggio di Pacengo, sotto piazza Alberti, nel Comune di Lazise. 

La fotografia documenta con evidenza un’azione che, pur apparsa come contributo “verde”, risulta in realtà incoerente rispetto alle norme comunali vigenti e del tutto carente dal punto di vista tecnico. 

Gli alberi, inseriti in buche minime incastonate tra pavimentazioni rigide, non godono di alcuna area permeabile circostante, non sono protetti da aiuole o dissuasori, e presentano sostegni posizionati in modo scorretto e potenzialmente dannoso. Il colletto appare interrato o a filo pavimento, in netto contrasto con quanto richiesto dalla norma UNI 11714-2 e dallo stesso Regolamento edilizio di Lazise – Allegato A (Disciplina del Verde), che impone terreno drenante, spazi vitali per lo sviluppo radicale, e standard qualitativi elevati per ogni nuova messa a dimora. 

L’incoerenza è evidente: da un lato, l’amministrazione impone ai privati precisi obblighi tecnici e ambientali; dall’altro, si autorizzano o realizzano interventi pubblici che li ignorano. 

Un albero, in queste condizioni, non cresce: sopravvive a fatica, rischia di deperire in breve tempo e non svolgerà mai le funzioni ambientali per cui dovrebbe essere piantato: ombreggiamento, assorbimento di CO₂, regolazione microclimatica, miglioramento della qualità dell’aria. 

E questo solleva una questione ancora più profonda: sembra quasi che le piante vengano trattate come elementi di arredo urbano, alla stregua di cestini o dissuasori, ignorando la loro natura di esseri viventi, complessi e delicati. 

La superficialità tecnica di questi impianti, unita alla mancanza di un vero piano di gestione, comporta non solo il fallimento biologico degli alberi, ma uno spreco di risorse pubbliche — economiche, ambientali e paesaggistiche. 

Non si tratta semplicemente di una disattenzione: si tratta di incapacità progettuale e realizzativa, di interventi nati senza conoscenza delle basi minime dell’arboricoltura urbana. Se davvero si vuole fare del verde un patrimonio urbano duraturo, bisogna uscire dalla logica dell’effetto visivo immediato e abbracciare quella della sostenibilità reale. 

La coerenza parte dal buon esempio: un Comune che si è dotato di regole avanzate deve essere il primo a rispettarle. Diversamente, ogni regolamento rischia di diventare carta vuota, e ogni albero una promessa mancata.

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