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Il nuovo Piano degli Interventi – Variante 7, approvato dalla Giunta comunale il 1° settembre 2025, fotografa in maniera impietosa il paradosso di Lazise: un paese che cresce divorando suolo e moltiplicando volumetrie, mentre al suo interno si svuota la sua anima più autentica, quella degli abitanti.

Il documento recepisce 13 atti d’obbligo e 10 accordi pubblico-privato che spalancano la porta a nuove trasformazioni: aree agricole convertite in residenziali e turistiche, ampliamenti alberghieri, lottizzazioni, riconversioni di capannoni, perfino interventi lungo il fronte lago

La giunta parla di “riqualificazione, valorizzazione e benessere sociale”. Ma la realtà racconta altro. Molto spesso negli incontri pubblici il Sindaco dichiara che gli abitanti sono “al primo posto”parole che rimangono nel vento.

La verità è scritta nero su bianco nelle delibere emanate: scritti che rimangono agli atti e raccontano la verità della politica messa in campo fino ad oggi.

E questa verità dice che:

  • oltre 2 milioni di euro di contributi perequativi saranno destinati a opere pubbliche (passeggiate a lago, parcheggi, piste ciclabili) destinate per lo più a favorire il turismo.
  • nuove superfici e volumi andranno ad alimentare un mercato immobiliare di fascia medio-alta e all’aumento della capacità turistico – ricettiva,
  • non c’è nessuna politica strutturata per garantire case a costi accessibili per chi vuole vivere davvero a Lazise, Colà e Pacengo.
  • L’unico accenno al problema casa è la riduzione del 50% degli oneri di urbanizzazione per la “prima casa”, vincolata per 15 anni: un provvedimento che si è già rivelato del tutto insufficiente al quale solo una adesione è stata registrata e non ancora definitiva. 

Accanto agli interventi recepiti nel Piano, la Giunta, come se non bastasse, ha avviato anche una procedura SUAP per la trasformazione di un ambito agricolo in un contesto turistico-ricettivo, in località Confine/Belvedere. L’operazione riguarda complessivamente circa 35.000 mq di aree agricole, con la realizzazione di oltre 8.000 mc di nuove volumetrie turistiche e una casa del custode di ulteriori 1.356 mca destinazione residenziale. È prevista inoltre un’area camper di 3.500 mq e più di 20.000 mq di verde di contesto. E per poterla realizzare si sono inventati anche una relazione che in base a RIGIDI CRITERI stabilisce che nella nostra zona c’è carenza di Alberghi e di strutture ricettive! Ci sarebbe da vergognarsi ma qui la vergogna non sanno cosa sia!

La scelta di ricorrere allo strumento SUAP, pensato per semplificare i procedimenti produttivi, appare qui come un utilizzo quantomeno forzato, finalizzato ad accelerare l’iter autorizzativo di una trasformazione radicale del territorio, in variante al PAT e al Piano degli Interventi. Un passaggio che conferma la volontà politica di privilegiare l’espansione turistico-speculativa, anziché una pianificazione ordinata e attenta al fabbisogno degli abitanti. 

E così Lazise continua a crescere divorando suolo, ma al tempo stesso a svuotarsi dentro.


Gli abitanti sono l’anima dei paesi, i custodi della memoria collettiva, i depositari delle tradizioni, le radici delle antiche famiglie: sono l’essenza primordiale delle città. Senza di loro restano solo muri e facciate, scenografie immobili. 

Purtroppo, quest’anima si sta spegnendo, lentamente e inesorabilmente. Le case si moltiplicano, eppure restano vuote o destinate a un turismo effimero, mentre ciò che rende vivo un luogo – la comunità che lo abita, lo ama e lo tramanda – si dissolve come sabbia tra le dita. 

Abbiamo in corso un numero esagerato di PUA (Piano Urbanistico Attuativo) che normalmente sta ad indicare una procedura edilizia complessa e “voluminosa”, che assomma a una cubatura vicino agli 80.000 mc. Una FOLLIA!

La politica, però, sembra non voler guardare in faccia la realtà. Si preferisce continuare a distribuire volumetrie “a destra e a manca” piuttosto che affrontare il nodo centrale: come garantire case a condizioni accessibili a chi desidera vivere davvero a Lazise, Colà e Pacengo, restituendo a questi luoghi la forza di una comunità viva. Forse anche per incapacità (ormai manifesta) si continua ad andare avanti come negli ultimi 30 anni!

E finché la politica non avrà il coraggio di guardare oltre l’orizzonte del consenso immediato, sarà impossibile invertire questo declino. Un declino silenzioso ma inesorabile, che trascina con sé l’essenza più autentica delle nostre comunità: gli abitanti, la loro memoria, la loro quotidianità. 

Condannati a divenire vetrine luccicanti ma senz’anima, i nostri paesi finiranno per spegnersi dietro le loro stesse facciate. 

In chiusura, vi lasciamo alla lettura di questa poesia inedita che sembra molto aderente alla situazione.

 

Elegia dei borghi spogli

Le strade brulicano,
d’occhi curiosi che cercano stupore,
ma nessuna voce antica vi dimora:
le case splendono eppur restano mute.

Un tempo i vicoli cantavano di vita,
di fanciulli in gioco e di famiglie raccolte,
del quotidiano lavoro dei pescatori;
ora vi scorre solo a passo fugace,
un’ombra che subito si dilegua.

Così i nostri borghi,
terre di memorie e radici profonde,
si mostrano al mondo come effimere vetrine scintillanti,
ma nel cuore celano vuoti senza radici.

Colmi di volti fugaci, eppure desolati,
appesantiti di pietra e svuotati d’anima,
sono paesi che si specchiano nel lago
senza più riconoscere il proprio volto.

Piero Grigio

Nell’allegato un esempio di “sviluppo urbanistico”: a sinistra la casa esistente, a destra il “nuovo volume” (e non parliamo dei piani interrati….)

Qualcuno ha capito dove si trova? 

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