Storie di dichiarazioni pubbliche e di atti di governo
Il DUP e il Piano degli Interventi recentemente approvati dalla Giunta comunale di Lazise, dimostrano che il tema della casa non è una priorità reale nell’agenda dell’amministrazione comunale.
A Lazise si parla molto di turismo, di sostenibilità, di qualità urbana.
E, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, si parla anche di residenzialità.
Si riconosce che il problema esiste, che i giovani se ne vanno, che il paese si svuota.
Ma tutto si ferma lì, alle parole.
Perché nei fatti non si muove nulla: nessun piano, nessuna azione concreta, nessuna scelta coraggiosa.
Eppure, a parole, il sindaco dichiara che “la questione sociale è al primo punto dell’agenda di governo”.
Lo ripete spesso, in occasioni pubbliche e nelle comunicazioni istituzionali.
Ma i documenti ufficiali — quelli che contano davvero — dicono l’esatto contrario.
Lo si vede chiaramente nel Piano degli Interventi, da poco varato in Giunta, e nel Documento Unico di Programmazione (DUP), approvato dalla maggioranza in Consiglio comunale lo scorso 30 settembre (con voto contrario di Lazise Civica): in entrambi non esiste alcuna strategia sociale o abitativa.
Il DUP 2025–2027, approvato con deliberazione n. 46 del Consiglio comunale del 30 settembre 2025 (con voto contrario delle minoranze), è il documento che definisce la strategia di governo dell’ente per i prossimi tre anni: stabilisce le priorità politiche, gli obiettivi amministrativi e le risorse destinate a realizzarli.
È, di fatto, la bussola dell’amministrazione.
E proprio per questo la sua lettura è rivelatrice — perché mostra ciò che davvero si intende fare, al di là delle dichiarazioni.
Eppure, nelle oltre 200 pagine di indirizzi, analisi e obiettivi, il tema dell’abitare compare una sola volta, nella sezione “Tutela del territorio e decoro urbano”, dove si parla di:
“Incentivazione della permanenza nel territorio dei giovani residenti attraverso una politica in favore dell’edilizia convenzionata, anche mediante la risoluzione di problematiche attualmente in corso (edilizia convenzionata Loc. Zappo e Loc. Rocchetti) in modo da contrastare l’invecchiamento demografico e lo spopolamento del nostro paese.”
Una frase isolata, senza piani attuativi, senza fondi, senza obiettivi.
Neppure la sezione sulle politiche sociali prevede misure concrete legate alla casa.
Si parla di giovani, famiglie, anziani, ma mai di dove e come possano continuare ad abitare a Lazise.
È la prova che il tema dell’abitare non solo non è affrontato, ma non è nemmeno percepito come una priorità politica, nonostante le dichiarazioni ufficiali che vorrebbero far credere il contrario.
Il Piano degli Interventi: tante parole, nessuna visione
Non va meglio nel Piano degli Interventi, lo strumento urbanistico che dovrebbe tradurre in realtà gli indirizzi del DUP.
Anche qui si parla molto di “riqualificazione”, di “sostenibilità”, di “qualità architettonica”, ma mai di politiche abitative.
Nel piano non compaiono previsioni di edilizia convenzionata o sociale.
Le destinazioni urbanistiche privilegiano funzioni turistico-ricettive, commerciali e speculative, senza una sola misura orientata alla residenzialità permanente.
Un paese che cresce urbanisticamente ma non demograficamente: è questo il paradosso di Lazise.
Si costruisce ancora, ma non per chi ci vive, e nemmeno per chi vorrebbe restare.
Un paese ricco, ma che si svuota
Negli ultimi anni, Lazise ha visto crescere il proprio valore immobiliare e turistico in modo vertiginoso.
Tutto questo, però, a un caro prezzo: gli abitanti calano, i giovani se ne vanno, le scuole si svuotano e la popolazione residente invecchia.
L’offerta abitativa è sempre più orientata alle seconde case e alle locazioni turistiche, mentre il costo medio di un alloggio ha superato la soglia di accessibilità per le famiglie locali.
Emblematico è il caso delle case “PEEP”, nate per offrire residenza e accessibilità ai cittadini: oggi vengono vendute con difficoltà perché troppo care.
Pur essendo considerate “economiche”, sono comunque fuori portata per molti, con prezzi che oscillano tra 320.000 euro per un trilocale e 360.000 per un quadrilocale.
E parliamo di progetti (ZAPPO e ROCCHETTI) RISALGONO ALMENO A 15 ANNI FA! E ancora stiamo a dire che questi sono i progetti per risolvere la situazione! MA CI VOGLIAMO PRENDERE IN GIRO?
Prezzi che dovrebbero rappresentare l’edilizia “popolare” ma che, nei fatti, escludono la gran parte dei residenti.
Una contraddizione che racconta meglio di qualsiasi statistica il fallimento di un modello che ha smesso di rispondere ai bisogni reali della comunità.
Anche a Lazise si assiste a una progressiva gentrificazione della comunità, cioè i residenti vengono lentamente espulsi dal contesto cittadino a causa dei costi esorbitanti delle case.
Le alternative ignorate
Le soluzioni esistono e sono alla portata di ogni amministrazione che voglia davvero restituire vita al territorio:
- Riformare le convenzioni PEEP, ancorando i prezzi ai redditi reali e introducendo vincoli di residenza effettiva.
- Promuovere edilizia pubblica coinvolgendo ATER anche creando forme di co-housing per anziani e AFFITTI CALMIERATI per giovani e lavoratori.
- Ridurre IMU e oneri a chi affitta a residenti, combattere gli affitti irregolari e istituire un Fondo comunale per la residenzialità stabile, alimentato da risorse proprie e fondi regionali.
- Introdurre controlli rigorosi per evitare i “furbetti del nero” e garantire trasparenza negli affitti, anche attraverso la collaborazione delle associazioni di categoria.
- Rigenerare il costruito, invece di consumare nuovo suolo, restituendo vita e senso ai luoghi.
Sono azioni concrete, già sperimentate altrove, ma mai messe in campo a Lazise.
In conclusione, vogliamo citare Fabrizio Caramagna, perché nelle sue brevi frasi poetiche si condensano grandi verità:
«Ci sono due tipi di futuro.
Il primo giunge, portando con sé nuove possibilità.
Il secondo, trascinando con sé il passato.»
— Fabrizio Caramagna
Sta a noi scegliere quale futuro vogliamo.

