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Il 22 aprile 1724 nasceva Immanuel Kant, il pensatore che ha tracciato il confine tra l’infanzia dell’umanità e la sua maturità. Nell’occasione della sua nascita, vogliamo rivolgere un breve pensiero al grande filosofo: celebrare Kant nel nostro Comune non può essere un esercizio accademico, ma può diventare un risveglio civile. È l’invito a passare dalla delega passiva alla partecipazione attiva, rompendo quel silenzio che troppo spesso avvolge le scelte che cambiano il volto del nostro territorio.

La trappola della “minorità” e il peso della storia

Kant definiva “minorità” la condizione di chi accetta decisioni altrui senza esercitare il proprio spirito critico. A Lazise, questa dinamica si è consumata nel modo più amaro, ad esempio, con la vicenda del campeggio comunale: una scelta di impatto enorme, definita interamente nelle stanze della giunta, decisa nel chiuso del palazzo e mai presentata ufficialmente alla cittadinanza, nemmeno quando ormai tutto era già stato stabilito.

Chiaramente, non si pretende che la popolazione venga consultata su ogni singola decisione amministrativa ordinaria. Tuttavia, la partecipazione diventa un obbligo morale e politico quando si parla di opere importanti, quegli interventi che entrano a far parte della storia dei luoghi e delle genti. Quando la politica si chiude su temi così identitari, il cittadino smette di essere un soggetto attivo e diventa un suddito che “subisce” le trasformazioni del proprio paese senza conoscerne le ragioni.

Pacengo: un’opportunità per cambiare metodo

Oggi, con il rifacimento di Piazza Senatore Alberti a Pacengo ad esempio, ancora in fase di progettazione, abbiamo l’occasione concreta per invertire la rotta. Una piazza non è solo asfalto o pietra: è il cuore pulsante di un paese, è memoria collettiva. Non permettiamo che anche questo spazio venga deciso nel buio di una stanza e presentato, forse, solo a giochi fatti.

L’ascolto istituzionale deve evolvere in un contratto di corresponsabilità come metodo di lavoro. Se la comunità viene coinvolta nella genesi delle sue opere più importanti, ne diventa custode; se viene esclusa, si genera solo distanza e senso di estraneità. Partecipare è un atto di ragione: significa pretendere che l’amministrazione apra un confronto vero mentre il progetto sta prendendo forma, non a cose fatte.

Chiedere è un dovere civile: fare domande a chi ci governa

Il confine è netto: senza ascolto e senza partecipazione, il futuro di Lazise lo subiamo. Con l’ascolto e la partecipazione, lo costruiamo. Esercitare il sapere aude oggi significa avere il coraggio di fare domande a chi ci governa. Chiedere chiarimenti sul “perché” di un’opera o sulla sua coerenza con la storia del luogo non è un atto di sfiducia, ma il più alto esercizio di cittadinanza.

L’invito per questo 22 aprile

Nel giorno del compleanno di Kant, raccogliamo la sua sfida. Usciamo dalla comodità del silenzio e riprendiamoci il diritto di incidere sulle scelte che segneranno il nostro futuro.

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