Agricoltura - Sostenibilità|

L’agricoltura è stata per secoli, è ancora e dovrà continuare a essere parte integrante del territorio comunale e dell’economia di Lazise. Negli ultimi anni ci sono stati profondi cambiamenti, a livello nazionale, sia delle colture agricole che delle dimensioni aziendali. Cambiamenti dettati principalmente da problemi di sostenibilità economica di alcuni prodotti, che hanno obbligato diversi agricoltori a modificare il tipo di coltivazioni; dal progressivo intensificarsi dei vincoli legali e delle normative, con conseguente passaggio dalle imprese familiari alle organizzazioni aziendali; dalla difficoltà di reperire manodopera; dalla coesistenza, sempre più spinta, di coltivazioni agricole in zone turistiche, con una crescente, errata, visione dell’agricoltura come fonte di inquinamento. Le colture principali rimangono la vite da uva, l’oliva da olio extravergine, la frutta, la verdura e i seminativi. Rimane una parte di zootecnia, con crescenti limitazioni normative. 

I terreni agricoli ricoprono una superficie importante del territorio di Lazise, molto più ampia che negli altri centri della riviera gardesana. Questa è la principale differenza tra il nostro comune e i paesi limitrofi. Non v’è dubbio, quindi, che si debba cercare un equilibrio tra l’agricoltura, come attività produttiva che deve garantire un equilibrio economico, l’ambiente e il paesaggio, per il ruolo cruciale che hanno le attività agricole per l’effettiva tutela del territorio. Sarebbe semplicistico pensare di imporre d’autorità alle aziende agricole un ruolo di custodi dell’ambiente, con obblighi e limitazioni, senza porsi il tema della sostenibilità economica di queste imprese. 

Dal dopoguerra ad oggi l’agricoltura ha rappresentato uno dei settori più assistiti dallo Stato e dall’Unione europea, ma va anche detto che queste agevolazioni hanno spesso costituito una contropartita essenziale per la sopravvivenza stessa delle imprese. In pratica, a funzionare meglio sono le aziende agricole che riescono a incassare più contributi con minori spese per ottenerli, e che riescono a sviluppare le cosiddette attività connesse: agriturismo, B&B, fattorie didattiche e simili. 

Questa distorsione economica (rispetto allo schema agricolo tradizionale: lavoro, produco, vendo, ricavo un prezzo che ripaga i costi e mi lascia un margine) si è ulteriormente acuita, per il progressivo deprezzamento delle produzioni, nel nostro territorio comunale, anche rispetto ad altre zone a noi vicine. Il valore all’ingrosso dell’uva da vino è fermo ai livelli di vent’anni fa, più o meno lo stesso problema riguarda l’olio, il latte, la carne. 

I canali di commercializzazione sono cambiati, anche a causa di nuove normative, con una decimazione delle vendite al dettaglio nelle piccole aziende agricole, in favore delle grandi catene di distribuzione, che fanno valere il proprio potere contrattuale e, in maniera crescente negli ultimi dieci anni, tendono a eliminare i marchi non propri, con il risultato di poter sostituire i fornitori, in maniera invisibile per i consumatori. 

In questo quadro, come si difendono le aziende agricole del comune di Lazise? La risposta è che fanno quello che possono. E cosa può fare l’amministrazione comunale? Certamente non può risolvere i problemi strutturali dell’agricoltura italiana o europea, né distribuire ulteriori sussidi pubblici. E non si può nemmeno pensare di aumentare obblighi e divieti, senza offrire contromisure per sostenere gli agricoltori in difficoltà. L’amministrazione comunale può però avviare una politica seria, concreta, per aumentare il valore economico dei prodotti agricoli del nostro territorio: il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare per avere il vino, l’olio, il salame, il formaggio, il miele, le mele o le pere di Lazise, Colà e Pacengo.

È in questo senso che il progressivo passaggio all’agricoltura biologica, o alla cosiddetta lotta integrata (Sqnpi), potrà aiutare i consumatori a distinguere e a premiare alcune produzioni. 

Per risolvere problemi difficili e complessi come quelli dell’agricoltura, non basta parlare, bisogna agire e fare sul serio. Non ha molto senso, ad esempio, elogiare i prodotti a chilometro zero, quando poi, in molti di quei mercatini, di fatto si vendono alimenti che arrivano da molti chilometri di distanza.

La creazione di un marchio, per caratterizzare le migliori produzioni locali, può certamente essere l’inizio di un percorso virtuoso. Era l’idea di un genio, Luigi Veronelli, il padre di tutti i critici e degustatori italiani, che mezzo secolo fa propose i Deco: Denominazioni Comunali. 

Dopo aver creato un marchio agricolo per Colà, Lazise e Pacengo, con un logo e un’etichetta specifica, l’amministrazione comunale dovrà provvedere a diffonderlo, in particolare promuovendo le produzioni locali nei ristoranti e nelle aziende turistiche e tutelandole rispetto all’”aggressione” di molte altre produzioni di altri territori italiani che vedono nel nostro paese un ricco mercato di turisti ai quali vendere le proprie produzioni.

Certamente tutte le produzioni possono essere commercializzate a Lazise, ma va ben evidenziato quali sono le sole produzioni tipiche del territorio di Lazise, e il Marchio DECO può essere uno strumento molto efficace.

Attraverso i Deco (Denominazioni comunali) e marchio equivalente, si può quindi cercare di contribuire ad aumentare i redditi netti degli agricoltori, favorire la diffusione di colture non inquinanti, creare una vera rete comunale di mercati a chilometro zero, integrare l’agricoltura con il turismo, inaugurare una logica eno-gastronomica di qualità, che può funzionare anche nei periodi di bassa stagione turistica.

Per attivare questo circolo virtuoso, però, il Comune deve farsi parte attiva e confrontarsi con tutti gli agricoltori locali. È necessario redigere un’attenta mappatura delle singole produzioni agricole comunali (sia dei prodotti finiti, sia dei semilavorati) e tenerla costantemente aggiornata. È fondamentale anche promuovere incontri e confronti con le aziende agricole, per sentire i loro problemi e raccogliere i loro suggerimenti. Sarà molto utile anche fare squadra con i comuni vicini, inseriti nei consorzi di tutela, con particolare riferimento al Consorzio del Bardolino, in modo da coordinare gli sforzi per promuovere e premiare i prodotti del territorio.

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