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Riprendiamo l’argomento “Demanio Lacuale e gestione delle coste”.

È un tema che ci sta molto a cuore. Ne abbiamo già parlato nelle Newsletter di Settembre e Novembre 2024.

Per valutare lo stato delle cose ci siamo fatti una passeggiata fra Lazise e Pacengo. Ecco ciò che abbiamo visto.

Dopo il parcheggio della Mara ci sono 2 aree di estensione minima assegnate ad una impresa di noleggio motoscafi ed una di noleggio pedalò. Fra le due un’area più estesa occupata da lettini/sdraio di proprietà di un campeggio, ad occhio una cinquantina: il transito lungo la riva è molto disagevole o impossibile, bisogna quindi passare distanti dalla riva stessa. Domanda: ma non ci dovrebbe essere un tratto di libero passaggio lungo la riva?

Più avanti si passa lungo il frontelago di un altro campeggio, privo di aree in concessione ma con la profondità della spiaggia che, con una rete, è stata considerevolmente ridotta rispetto alla situazione che noi tutti conosciamo da molti decenni. Sarebbe bello sapere come ciò sia potuto accadere.

Procedendo nella nostra camminata arriviamo al terzo campeggio la cui richiesta di concessione avevamo segnalato nelle newsletter di novembre, richiesta accettata dal Comune.

Il frontelago di questo campeggio è molto esteso; una consistente parte, stimiamo ca 3.000 mq, è occupata da circa 200 lettini/sdraio. A anche in questo caso il transito lungo la riva è molto difficile o impossibile. La questione sul libero transito sulla riva si ripropone.

Il campeggio successivo non ha aree in concessione.

Arriviamo alla stazione di pompaggio del collettore in zona Bagatta ed abbiamo la gioia di vedere che, da qui fino al porticciolo, tutta la riva è incredibilmente INTONSA e lasciata allo stato selvatico! Il canneto e le piante palustri sono rigogliosissimi. E’, detto senza retorica, un tesoro da preservare AD OGNI COSTO.

Superiamo il porticciolo ed incontriamo un altro tratto di spiaggia di ca 100 m dato in concessione ad un Residence; ci sono una ventina di lettini/sdraio. In questo caso l’accesso alla riva è completamente impedito. Non crediamo che questo sia legalmente inappuntabile. (Vedi sopra)

La passeggiata lungo la riva prosegue costeggiando un tratto di canneto in condizioni meno buone del tratto precedente ma che comunque sarà da preservare INTONSO perché rappresenta uno dei rari tratti della costa veronese in cui il canneto è ancora presente. La vicinanza di campeggi e residence fa sempre temere il peggio.

Alla fine del canneto, nei pressi di un altro tratto di costa di ca 30 m dato in concessione ad un noleggio pedalò, risaliamo il pendio della costa attraverso il Vaio del Roccolo.

Si tratta del primo accesso pubblico al lago dopo quello di Lazise. La domanda sorge spontanea: tutti gli accessi storicamente presenti che fine hanno fatto?

Notiamo comunque che il vaio mantiene una buona parte del suo aspetto selvatico. Sappiamo che si sta pensando ad una sua ristrutturazione e ci tremano le vene. I luoghi INTONSI sono sempre più rari e attirano appetiti formidabili. Dal nostro punto di vista questo li rende sempre più preziosi perché danno una personalità al territorio che altrimenti è di una piattezza e monotonia disarmante. Chissà se l’attuale amministrazione è dello stesso parere.

Ritorniamo sulla spiaggia e, continuando la nostra camminata, troviamo un’altra area in concessione con circa 150 lettini/sdraio che, al solito, non consente transito sulla spiaggia.

Subito dopo ci si para davanti un enorme cantiere nautico: qui la riva è sbarrata completamente ed il passaggio è consentito solo attraverso una deviazione verso l’interno ed un transito su una passerella. Tutto a posto col demanio? Segnaliamo che nei pressi esiste un collegamento con la Strada Gardesana, il 2° in 5 km di spiaggia tra Lazise e Pacengo escludendo gli accessi dai centri abitati.

Percorriamo la deviazione del cantiere e, dopo circa 200 m. ritorniamo sulla spiaggia. Il canneto selvatico prosegue per 500 m e poi si interrompe e diventa spiaggia fino al porto di Pacengo.

Prima di giungervi passiamo davanti alla Guglia e ci viene spontanea una riflessione: il terreno è di proprietà di una delle onnipresenti e molto facoltose società immobiliari altoatesine. Fino ad oggi il loro operato nel territorio gardesano non ha certo brillato né per la ricerca della bellezza architettonica né per l’attenzione al patrimonio naturale, al contrario di ciò che succede nella loro terra di origine. Forse è un caso di strabismo naturalistico.

La Guglia ed il terreno che la circonda costituiscono un manufatto che appartiene alla memoria di Pacengo. Ci auguriamo che l’intervento edilizio che verrà effettuato dimostri che ci stiamo sbagliando ma manteniamo un profondo scetticismo. 

Alla fine del nostro cammino cosa ci resta da dire?

Ribadiamo quello che abbiamo sempre sostenuto: 

  • le rive sono la più grande ricchezza del nostro territorio
  • darle in concessione significa comprometterle e depauperarle
  • dobbiamo impedire che anche gli ultimi tratti selvatici siano toccati e fare in modo che, ove possibile, i tratti compromessi vengano risanati

LO DOBBIAMO AI NOSTRI NIPOTI CHE GIUDICHERANNO IL NOSTRO OPERATOLE RISORSE CI SONO; QUELLO CHE SERVE È LA VOLONTÀ

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