
Il Comune di Lazise è stato interessato, a partire dal 2021, da un significativo mutamento del quadro normativo e pianificatorio in materia di pericolosità sismica, conseguente all’aggiornamento della classificazione sismica regionale disposto con DGR Veneto n. 244/2021, che ha riclassificato il territorio comunale dalla zona sismica 3 alla zona sismica 2.
Tale riclassificazione ha comportato l’obbligo di adeguare gli strumenti urbanistici comunali attraverso la redazione degli studi di Microzonazione Sismica previsti dalle Linee guida regionali approvate con DGR n. 1381/2021.
In attuazione di tali disposizioni, il Comune di Lazise, già dotato di uno studio di Microzonazione Sismica di primo livello approvato nel 2020, ha avviato nel 2022 lo Studio di Microzonazione Sismica di secondo livello (MS2), concluso e depositato nel settembre dello stesso anno.
Lo studio MS2 ha individuato, sulla base del quadro geologico e della letteratura scientifica esistente, la presenza di due strutture tettoniche potenzialmente attive, denominate Linea del Monte Pastello e Gomito del Garda, senza tuttavia poterne definire con precisione il tracciato e le caratteristiche in superficie.
In ragione di tale incertezza conoscitiva, lo studio di secondo livello ha previsto, in via cautelativa, l’istituzione di una fascia di attenzione di ampiezza pari a 400 metri a cavallo dell’ipotetico tracciato delle faglie.
Questa impostazione è stata recepita dal Comune con l’adozione della Variante puntuale n. 7/A al Piano degli Interventi, approvata in adozione con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 45 del 30 novembre 2022, che ha introdotto un regime di inedificabilità pressoché totale all’interno di tali fasce.
Tale disciplina, dichiaratamente temporanea e finalizzata alla realizzazione di ulteriori approfondimenti, ha tuttavia determinato una situazione di stallo urbanistico protrattasi per quasi quattro anni, durante la quale ampie porzioni del territorio comunale sono rimaste di fatto congelate. Numerosi cittadini si sono trovati nell’impossibilità di costruire, completare interventi già autorizzati o ottenere l’agibilità di edifici ultimati, senza poter contare su tempistiche certe né su un quadro informativo chiaro.
Per superare questa fase di incertezza, il Comune di Lazise ha avviato nel 2023 lo Studio di Microzonazione Sismica di terzo livello (MS3), che ha richiesto indagini geofisiche complesse, approfondimenti geologico-strutturali e paleosismologici, nonché un lungo confronto con la Regione Veneto e il Genio Civile.
Le attività di studio si sono protratte nel tempo, con successive richieste di integrazione e verifiche, fino alla trasmissione degli elaborati conclusivi nel febbraio 2025 e al rilascio del parere regionale definitivo nel novembre 2025.
È un dato oggettivo che Lazise sia, ad oggi, l’unico Comune dell’area gardesana veronese ad aver portato a compimento lo studio di microzonazione sismica di terzo livello (MS3), sostenendone integralmente i costi economici, tecnici e amministrativi e assumendosi la responsabilità di un approfondimento conoscitivo di massimo dettaglio. Tuttavia, questo risultato non può essere letto come elemento pienamente compensativo delle criticità emerse lungo il percorso. L’iter si è sviluppato con tempi e modalità che hanno evidenziato una gestione non sufficientemente tempestiva né adeguatamente strutturata, soprattutto in relazione all’impatto concreto che la vicenda ha avuto sui cittadini.
La complessità tecnica degli studi e le interlocuzioni con gli enti sovraordinati non esonerano infatti l’amministrazione comunale dal dovere di garantire un presidio costante, una pressione istituzionale efficace e una programmazione più rigorosa delle fasi procedurali. In mancanza di ciò, il procedimento si è dilatato oltre misura, trasferendo sui privati il peso dell’incertezza normativa e delle conseguenze economiche derivanti dal blocco temporaneo delle possibilità edificatorie.
A ciò si è aggiunta una comunicazione istituzionale carente e discontinua, che non ha consentito ai cittadini di comprendere pienamente le ragioni dei ritardi, lo stato di avanzamento degli studi e le prospettive reali di superamento delle limitazioni. Questa mancanza di informazione ha contribuito ad alimentare incertezza, sfiducia e una percezione di scarsa governabilità del procedimento, con un costo significativo in termini di rapporto tra amministrazione e comunità locale.
Gli esiti dello studio di microzonazione sismica di terzo livello (MS3) hanno infine consentito di superare solo parzialmente l’impostazione cautelativa del secondo livello, eliminando la fascia di inedificabilità assoluta di 400 metri e ridefinendo le aree interessate come “aree di possibile deformazione superficiale”, con perimetrazione variabile (ridotta a 200 metri in alcuni settori e confermata a 400 metri in altri).
Il completamento dello studio rappresenta certamente un traguardo rilevante sotto il profilo tecnico-scientifico; tuttavia, esso non può essere considerato risolutivo in senso pieno. Esso definisce un quadro conoscitivo più avanzato, ma demanda comunque ai singoli interventi edilizi la necessità di ulteriori verifiche di dettaglio, mantenendo quindi un livello di responsabilità tecnica in capo ai privati.
Né può ritenersi sufficiente richiamarsi genericamente all’esigenza di garantire la sicurezza. È evidente che la tutela sismica del territorio rappresenti una priorità condivisa e che la corretta regolamentazione tecnica delle nuove costruzioni e delle ristrutturazioni costituisca un interesse pubblico primario. Tuttavia, attendere quasi quattro anni in una condizione di sostanziale paralisi edificatoria — senza poter realizzare interventi e senza disporre di indicazioni certe sui tempi di conclusione del procedimento — per giungere infine a un esito che impone comunque ai singoli privati ulteriori e approfondite indagini sismiche, pone legittimi interrogativi sull’efficacia complessiva del percorso intrapreso.
Il risultato finale, pur formalmente avanzato sotto il profilo tecnico, mostra una chiara sproporzione tra la durata del procedimento e il beneficio effettivamente prodotto in termini di certezza normativa. Dopo anni di attesa, il sistema si è limitato a trasferire sul singolo cittadino l’onere delle verifiche di dettaglio, rendendo lo studio comunale un passaggio necessario ma non realmente risolutivo.
La sensazione diffusa è che l’apparato tecnico-amministrativo abbia sviluppato un lavoro istruttorio imponente, sostenuto anche con un investimento pubblico rilevante senza riuscire a fornire una soluzione definitiva. Il rischio, inevitabilmente percepito (a nostro modo di vedere), è che l’intero processo si sia tradotto più in un aggravio procedurale ed economico per i privati che in un effettivo snellimento delle regole.
Viene spontaneo domandarsi se la medesima tempistica si sarebbe registrata qualora, all’interno della fascia dei 400 metri, fossero stati interessati interventi di particolare rilievo economico o strutture turistiche di significativo impatto finanziario, promossi da soggetti che negli ultimi anni hanno operato con continuità nel territorio comunale.
È una considerazione che richiama l’esigenza di garantire uniformità, coerenza e tempestività nell’azione amministrativa. La percezione di equità nelle decisioni pubbliche rappresenta infatti un elemento essenziale per la fiducia dei cittadini, soprattutto quando i tempi procedurali incidono direttamente su diritti, investimenti e scelte di vita.
UNA PRECISAZIONE TECNICA
Faglia attiva e faglia capace: distinzione tecnica e classificazione del caso Lazise
Nel linguaggio della microzonazione sismica è fondamentale distinguere tra faglia attiva e faglia capace, poiché le conseguenze urbanistiche e normative sono profondamente diverse.
Una faglia attiva è una struttura tettonica che ha mostrato evidenze di movimento in tempi geologicamente recenti (generalmente nel Quaternario) ed è potenzialmente in grado di generare terremoti. L’attività riguarda quindi il comportamento sismico della struttura nel tempo, ma non implica necessariamente deformazioni visibili in superficie.
Una faglia capace, invece, è una faglia che, oltre ad essere attiva, è in grado di produrre rotture o deformazioni direttamente al piano campagna in occasione di un evento sismico. La “capacità” riguarda dunque la possibilità di generare spostamenti superficiali del terreno. È proprio questa caratteristica che comporta, secondo le linee guida nazionali e regionali, l’imposizione di fasce di rispetto e limitazioni edilizie particolarmente stringenti.
Nel caso di Lazise, lo studio di Microzonazione Sismica di secondo livello aveva inizialmente trattato le strutture individuate in modo cautelativo, ipotizzandole come potenzialmente attive e capaci, con conseguente introduzione della fascia di inedificabilità di 400 metri.
Lo studio di Microzonazione Sismica di terzo livello ha consentito una definizione più puntuale delle caratteristiche della struttura, ricondotta alla linea denominata “Pastello Line – Gomito del Garda”. Alla luce degli approfondimenti effettuati e dei pareri regionali, la struttura è stata classificata come attiva, ma non è stata confermata la presenza di evidenze tali da qualificarla come “capace” in senso tecnico, cioè non sono stati riscontrati elementi sufficienti a dimostrare una rottura superficiale diretta tale da giustificare un vincolo assoluto permanente.
È proprio questa diversa qualificazione che ha consentito di superare il precedente regime di inedificabilità generalizzata, sostituendolo con una disciplina più mirata, fondata su verifiche di dettaglio in sede di singolo intervento.

