Non è solo una metafora: c’è chi rincorre i problemi e chi sceglie di prevenirli con lungimiranza.
Il Lago di Garda sta cambiando. Alcuni comuni hanno iniziato a pianificare il futuro con dati e visione. Lazise, invece, continua a vivere alla giornata. Ma per quanto ancora?
Sulle sponde del Garda qualcosa si muove. Alcune amministrazioni hanno iniziato a mettere in discussione il modello di sviluppo perseguito negli ultimi decenni,consapevoli che il turismo non può più essere l’unico parametro per misurare la prosperità di un territorio.
Malcesine ha avviato un Piano Strategico aperto alla cittadinanza. Sirmione sta lavorando su una governance dei flussi basata su dati reali e monitoraggio costante.
Sono segnali di lungimiranza: amministrazioni che hanno capito che senza un progetto di gestione intelligente del territorio si rischia di consumare proprio ciò che ha decretato il successo del Garda — paesaggi, atmosfera, tipicità e l’unicità.
E Lazise?
Lazise, per ora, sembra convinta che tutto ciò non la riguardi.
I segnali ci sono, e sono sotto gli occhi di tutti
Finché arrivano i turisti, si tende a pensare che il sistema funzioni. Ma basta guardare la realtà quotidiana per capire che gli equilibri si stanno incrinando.
Gli abitanti diminuiscono. L’inverno demografico avanza più che altrove. Le abitazioni diventano sempre meno accessibili per chi vive e lavora a Lazise. I flussi condizionano la mobilità, i servizi e la vivibilità. Sono fatti oggettivi e non riconoscerli significa rinunciare a governare la realtà.
Se il cittadino è al centro, servono numeri veri
A Lazise si ripete spesso che “il cittadino è al centro”.
Ma perché questa frase abbia un senso reale, servono dati — non slogan.
Con una precisazione necessaria: si dice “cittadino”, ma dovrebbero essere al centro gli abitanti — non solo chi risulta residente, ma chi vive Lazise ogni giorno. Servono numeri chiari sulla demografia, sulla trasformazione del patrimonio immobiliare, sull’equilibrio tra alloggi per abitanti e alloggi turistici, e sull’impatto dei flussi sul sistema dei servizi: sanitari, sociali, educativi, urbani.
Solo con dati trasparenti è possibile decidere in modo corretto. Il resto è percezione, slogan e autocelebrazione.
IL NODO DELLA CAPACITÀ TURISTICA: QUELLO CHE NESSUNO VUOLE MISURARE!
Le amministrazioni comunali di Lazise degli ultimi vent’anni hanno continuato e continuano a rilasciare licenze per nuove strutture turistiche senza sapere quanti posti letto siano già presenti sul territorio.
È impossibile programmare ciò che non si conosce. Senza numeri, ogni decisione è discrezionale. E quando mancano trasparenza e misurabilità, non c’è più programmazione rimane l’arbitrio, la deroga e la sanatoria.
LAZISE CIVICA è da oltre due anni che sta cercando di interrogare l’amministrazione ed i tecnici comunali su quale sia il numero dei posti letto (ad esempio) presenti a Lazise.
A nessuno sembra importare! O, per meglio dire: a tutti sembra importare che non si indaghi troppo su questo tema!
La vera scelta non è tra turismo sì o turismo no
Lazise vive di turismo e continuerà a viverne.
La questione non è respingere i visitatori, ma decidere che tipo di turismo e che tipo di paese vogliamo.
Oggi il rischio è evidente: un’economia in crescita e una comunità in ritirata. Un territorio saturo che si svuota di rapporti, servizi e abitanti non è un territorio in salute. È un equilibrio che si incrina.
Guardare lontano, non guardare altrove
Malcesine si sta interrogando. Sirmione sta programmando. Lazise, per il momento, non ritiene prioritario avviare una riflessione.
Ma l’identità di un paese non si difende restando fermi: si difende scegliendo una direzione. Con una visione, una strategia e il coraggio di guardare ai prossimi vent’anni, non alla prossima stagione.
La domanda allora è inevitabile:
quanto ancora potremo permetterci di perseguire la direzione in cui andiamo, prima che sia troppo tardi?
Perché la vera misura del successo non è avere più turisti:
è avere un paese che continua a vivere.

